3 Movie Tie-In Video Games That Became Disappointments for Fans
Il legame tra videogiochi e cinema è stato spesso altalenante: mentre negli ultimi anni diverse trasposizioni hanno iniziato a convincere pubblico e critica, in passato non sono mancati flop clamorosi. Tre casi, in particolare, sono rimasti impressi per motivi opposti: non tanto per la qualità del risultato, quanto per il modo in cui riuscirono a deludere su più fronti, riproponendo problemi già noti nei film da cui erano tratti.
La prima coppia di esempi riguarda due titoli arrivati dopo pellicole che, agli inizi degli anni 2000, non brillavano. Parliamo di Eragon e di Catwoman, entrambi affiancati da un percorso simile: il videogioco finì per ricalcare lo stesso destino dei film a cui si ispirava. Nel caso di Eragon, il gioco venne sviluppato da Amaze Entertainment e pubblicato nel 2006. L’esperienza veniva descritta come ripetitiva, visivamente poco riuscita e soprattutto troppo breve, risultando poco adatta a un’epoca in cui il mercato era già pieno di titoli considerati eccellenti.
Catwoman seguì un copione diverso solo in superficie, ma con esito altrettanto negativo. Il gioco venne sviluppato da Electronic Arts, e sebbene emergessero alcune idee considerate inizialmente interessanti, non bastarono a reggere l’impatto complessivo. Oltre alle acrobazie del personaggio, modellate sulle movenze di Catwoman interpretata da Halle Berry, il resto non raggiunse lo stesso livello: la gestione della telecamera e la ripetitività dei combattimenti e del gameplay in generale contribuirono a consolidare il flop. In altre parole, l’elemento distintivo non riuscì a compensare i problemi strutturali del progetto.
Il terzo caso porta invece a un’idea ancora più curiosa: un videogioco basato su Street Fighter, uscito in un periodo in cui anche il cinema prendeva spunto dai grandi franchise. Nel 1995 uscì infatti un gioco ispirato a un film che, a sua volta, era basato sulla celebre saga picchiaduro di Capcom. Il risultato viene indicato come “atroce”, con una nota di differenza rispetto ad altri capitoli della serie concentrata soprattutto sul design dei personaggi: i giocatori potevano controllare combattenti basati sull’aspetto degli attori, tra cui Jean-Claude Van Damme e Kylie Minogue.
In conclusione, questi tre tie-in restano associati a un punto comune: quando il materiale di partenza non funziona o quando l’adattamento non riesce a trasformare l’idea in un’esperienza solida, il videogioco finisce per amplificare il problema. Eragon e Catwoman vengono ricordati per ripetitività, scelte tecniche discutibili e una longevità limitata, mentre Street Fighter è citato come il peggior capitolo della serie nata negli anni ’80, con il suo elemento “da film” legato soprattutto alla somiglianza dei personaggi con gli interpreti.
